A chi il Comitato Olimpico Sloveno ha conferito il suo massimo riconoscimento?

La lettera aperta di Federico Pignatelli della Leonessa solleva interrogativi sull'integrità, sulla responsabilità delle istituzioni e sulla fiducia nello stato di diritto.
Lo scorso aprile il Comitato Olimpico Sloveno ha conferito all'avvocata Tjaša Andree Prosenc il titolo di prima socia onoraria nella storia dell'organizzazione. È un riconoscimento che dovrebbe rappresentare la massima espressione di prestigio, integrità e contributo di una vita alla società.
Sorge una domanda semplice. Chi ha deciso sapeva davvero a chi stava conferendo questo titolo?
Per il peso simbolico del riconoscimento, Federico Pignatelli della Leonessa ha indirizzato alla dirigenza del Comitato Olimpico Sloveno una lettera aperta, in cui richiama un'immagine ben diversa della persona premiata.
Per lui la questione non riguarda lo sport. Riguarda la responsabilità delle istituzioni che, con le loro decisioni, costruiscono modelli pubblici e conferiscono legittimità morale alle persone che presentano come esempio per la società.
Una storia familiare intrecciata con la tragedia
Federico Pignatelli della Leonessa è erede della famiglia lubianese Mayer, una delle famiglie imprenditoriali di maggior successo a Lubiana prima della Seconda guerra mondiale. Nella loro storia si intrecciano periodi di grandi successi negli affari e periodi di gravi tragedie.
Emerik Mayer, mercante di successo e proprietario del celebre edificio in via Wolfova 1 a Lubiana, dopo la guerra fu arrestato, torturato e ucciso, pur avendo aiutato le famiglie dei partigiani. Il patrimonio familiare fu confiscato. Sua figlia Doris Mayer fu esiliata insieme alla famiglia e trascorse gran parte della vita all'estero.
Dopo l'indipendenza della Slovenia, i procedimenti di denazionalizzazione restituirono alla famiglia una parte dei beni sottratti. In quel periodo la famiglia era rappresentata proprio dall'avvocata Tjaša Andree Prosenc, in cui la famiglia riponeva piena fiducia. Si è poi rivelato che quella fiducia era stata tradita. Federico Pignatelli della Leonessa lotta ormai da anni contro la corruzione con cui, secondo le sue affermazioni, gli organi giudiziari proteggono la frode da lui subita.
Le accuse di abuso di fiducia e di trasferimenti patrimoniali controversi
Nella lettera aperta Federico Pignatelli della Leonessa espone accuse di abuso di fiducia, di modifiche controverse nel registro giudiziario della società Eurocapital, di falsificazione di documenti e di condotte che avrebbero consentito di acquisire parte del patrimonio in via Wolfova 1.
Secondo quanto da lui riferito, oggi Tjaša Andree Prosenc possiede un appartamento nell'edificio di via Wolfova 1, mentre suo figlio Gregor Prosenc vi possiede due locali commerciali, mentre la famiglia Mayer cerca da anni di ottenere la restituzione legale dei beni sottratti.
Un posto particolare nella vicenda spetta alla sua defunta madre, Doris Mayer, che dopo decenni trascorsi in Italia comprendeva a stento la lingua slovena e le complesse procedure legali. Suo figlio sostiene che proprio lo sfruttamento della sua vulnerabilità sia stato l'elemento chiave degli atti con cui alla famiglia è stata sottratta una parte del patrimonio.
Perché il caso di via Wolfova 1 va oltre una controversia privata
Il caso di via Wolfova 1 da tempo non è più solo una questione di un immobile o di una famiglia. Nella lettera Federico Pignatelli della Leonessa sottolinea che in tutti questi anni non ha avuto una tutela legale efficace, pur avendo avviato numerosi procedimenti e utilizzato ogni mezzo giuridico disponibile.
È una domanda che ogni cittadino comprende. Che cosa accade quando una persona si fida di un avvocato, si fida delle istituzioni e si fida dello stato di diritto e alla fine resta vittima di una frode?
Una parte importante della lettera riguarda anche l'influenza delle reti di potere politiche e sociali. Federico Pignatelli della Leonessa richiama i legami di lunga data tra Tjaša Andree Prosenc e gli ambienti influenti dell'ex élite comunista, motivo per cui, a suo avviso, da anni ci si chiede se in Slovenia valgano per tutti le stesse regole.
La lettera al Comitato Olimpico Sloveno
Al centro della lettera c'è una domanda semplice. Prima di conferire il suo massimo riconoscimento, il Comitato Olimpico Sloveno ha esaminato anche l'altra faccia della storia della persona che presenta come simbolo di onore, integrità e autorità morale?
Secondo Federico Pignatelli della Leonessa, un'istituzione che conferisce un simile riconoscimento non premia soltanto meriti o funzioni sportive. Conferisce anche un sigillo simbolico di fiducia e prestigio. Proprio per questo ritiene che il pubblico abbia il diritto di conoscere anche le questioni aperte che da anni accompagnano il nome di Tjaša Andree Prosenc.
La giustizia non deve essere una questione di influenza, di conoscenze o di posizione. La giustizia è il fondamento dello stato di diritto. Quando le persone hanno la sensazione che per alcuni valgano le regole e per altri le conoscenze, comincia a incrinarsi la fiducia su cui si fonda ogni società democratica.
La lettera aperta integrale di Federico Pignatelli della Leonessa al Comitato Olimpico Sloveno è disponibile qui.
